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Burning Bush – Il fuoco di Praga streaming ITA 2013

Attori:

Tatiana PauhofováIvan TrojanMartin HubaVojtech KotekJaroslava PokornáIgor BaresJan BudarAdrian JastrabanMiroslav KrobotOndrej MalýTatjana MedveckáDavid NovotnyPetr Stach

Regia:

Agnieszka Holland

Genere: Drammatico

Anno: 2013

Siamo stanchi di diventare giovani seri, o contenti per forza, o criminali, o nevrotici: vogliamo ridere, essere innocenti, aspettare qualcosa dalla vita, chiedere, ignorare.Non vogliamo essere subito già così sicuri.Non vogliamo essere subito già così senza sogni.
P.P.Pasolini, Postilla in versi – Il progresso come falso progresso, da Lettere Luterane

Ma Jan Palach un sogno l’aveva e aveva solo 21 anni.

Quel pomeriggio di gennaio, a Praga, in Piazza Venceslao, bruciò d’amore per quel sogno.
Quanti lo ricordano? La memoria ha breve corso in quest’ultimo secolo di storia.
Perfino la sua tomba sparì subito, era il 1969, neanche un anno dopo l’arrivo dei carri sovietici, l’estate prima, a calpestare le vie di Mala Strana, a bivaccare sotto il monumento di Jan Huss, a insozzare via Celetna, sì, quella dove passava Kafka per tornare a casa,

Erano tempi difficili.
Praga ne ha vissuti tanti, dai pogrom al ghetto ebraico alle decapitazioni in piazza dopo la battaglia della Montagna Bianca, ma la sua magia era sempre lì, intatta nei suoi vicoli, fra i pinnacoli del suo Castello, nelle botteghe degli alchimisti e dietro le finestre aperte sul suo grande fiume.
Lotte fra Impero e Papato, guerre di religione, perdurare di ordinamenti feudali e sollevazioni popolari, “primavere” e “normalizzazioni”.
Tutto il male e il bene che l’Europa ha vissuto è passato per Praga.

Scriveva nel ’75 Angelo Maria Ripellino, nella sua Praga magica:

” Dopo la Montagna bianca, e sino alla fine della guerra dei trent’anni, le terre ceche vennero taglieggiate da diversi eserciti, che le imbrattarono coi loro stupri.
Soldataglia venuta da varie contrade corseggiò le campagne morave e boeme, uccidendo e predando.
Esasperati dalle scorrerie e dai saccheggi, i contadini impiccavano agli alberi i soldati grassatori: e nelle campagne annerite dagli incendi, tra le fumanti rovine, mercenari pendevano dagli alberi come fantocci.
Praga perdette l’antico splendore di residenza dei sovrani cechi.
Un triste silenzio ingombrò le sue strade di morte.
Il castello dei re boemi restò vuoto e muto, come reliquia di glorie preterite.
Ebbe inizio quel provvisorio, che continua ancora oggi”

La storia di Praga da allora ristagnò …

” …nella lentezza di un’infinita masticazione (quella di Gregorio Samsa che, nella kafkiana Metamorfosi, rumina per ore un boccone tra le mascelle), una sorta di nausea secolare, di catatonia, risvegliata, talvolta, da sobbalzi e da impulsi immediatamente stroncati.
Nelle chiese fastose, nelle stanze ammuffite dei vecchi palazzi ristagna ancor oggi il cordoglio della Finis Bohemiae, l’amaro rancore di una civiltà assiduamente interrotta dalle ingerenze brutali di tracotanti vicini”

E quando arrivarono i carri armati sovietici, “i tracotanti vicini”, la magia sparì come neve al sole.
E non ci furono solo i tracotanti vicini, ogni regime ha i suoi solerti collaborazionisti.

La violenza uccide, ma è il male minore. Il male maggiore è la contaminazione che  devasta le coscienze.
Paura, opportunismo, indifferenza, egoismo.
Il campionario dell’abiezione è vario e sfuma ai bordi, la casistica della vigliaccheria è infinita.
Jan Palach l’hanno ignorato nella stessa Praga.
Ancora dieci anni fa le guide turistiche ne parlavano come di uno squilibrato seguace di strane teosofie orientali che predicavano il rogo purificatore.Agnieszka Holland ha girato per HBO Burning Bush (Roveto ardente), con il sottotitolo Il fuoco di Praga, dedicato alla sua vicenda.
Il 16 gennaio 1969 Jan, studente dell’Accademia di Belle Arti, orfano di padre, famiglia molto modesta, madre e fratello abitanti nei paesi della campagna boema, si cosparse di benzina e bruciò fino a quando qualcuno non riuscì a spegnere le fiamme.
Morì dopo tre giorni di atroce agonia.
Holland inizia da qui ed è un vero choc visivo.
Il lungo docu-fiction, quattro ore di racconto fedele, curato con esattezza filologica, è alieno da tentazioni oleografiche e derive declamatorie.
E’ il primo documento a diffusione internazionale, dunque garantisce la massima visibilità e rende giustizia ad una persona e ad una vicenda su cui troppo si è travisato, ignorato, dimenticato.
Dai fatti dell’agosto 1968, quando i carri armati sovietici entrarono in città, alla fine del processo-farsa con cui il regime rigettò le istanze dei familiari (chiedevano solo pubbliche scuse a chi aveva infangato la memoria del ragazzo, non denaro né altro), Holland ricostruisce  clima storico e dramma famigliare con un solido senso della storia.
I documenti d’epoca integrano la finzione cinematografica, i protagonisti sfilano in un racconto dolente e raccolto, e alla fine torna la domanda, sempre la stessa, quella che ogni volta riappare con la ritualità di un mantra inutile: come è potuto accadere?

Un giorno un ragazzo di 21 anni frequentava l’Accademia di Belle Arti a Praga.
Poi si versò addosso una latta di benzina e bruciò.
Perfino Praga l’ha quasi dimenticato.
Fino a qualche anno fa in Piazza Venceslao c’era una piccola aiuola con la sua foto e qualche fiore.
Oggi è un po’ più curata.
Della tomba chi ne sa qualcosa? La rimosse il regime perché era meta di eccessivi pellegrinaggi e il corpo fu cremato.

(Una curiosità: questo film, scelto per rappresentare la Repubblica Ceca agli Oscar 2014, non è entrato nella cinquina finale in lizza per il miglior film straniero)
__________________________________________

E, per finire, oggi Jan avrebbe 65 anni e leggerebbe con piacere le parole con cui Ripellino chiude il magnifico omaggio alla sua città:

” …Non avrà fine la fascinazione, la vita di Praga. Svaniranno in un baratro i persecutori, i monatti. Ed io forse vi ritornerò.
Certo che vi ritornerò.
In una bettola di Malà Strana , ombre della mia giovinezza, stappate una bottiglia di Mèlnìk.
Andrò a Praga, al cabaret Viola a recitare i miei versi.
Vi porterò i miei nipoti, i miei figli, le donne che ho amato, i miei amici,  i miei genitori risorti, tutti i miei morti.
Praga, non ci daremo per vinti. Fatti forza, resisti.
Non ci resta altro che percorrere insieme il lunghissimo, chapliniano, cammino della speranza”.

Burning Bush – Il fuoco di Praga streaming ITA 2013

Siamo stanchi di diventare giovani seri, o contenti per forza, o criminali, o nevrotici: vogliamo ridere, essere innocenti, aspettare qualcosa dalla vita, chiedere, ignorare.Non vogliamo essere subito già così sicuri.Non vogliamo essere subito già così senza sogni.
P.P.Pasolini, Postilla in versi – Il progresso come falso progresso, da Lettere Luterane

Ma Jan Palach un sogno l’aveva e aveva solo 21 anni.

Quel pomeriggio di gennaio, a Praga, in Piazza Venceslao, bruciò d’amore per quel sogno.
Quanti lo ricordano? La memoria ha breve corso in quest’ultimo secolo di storia.
Perfino la sua tomba sparì subito, era il 1969, neanche un anno dopo l’arrivo dei carri sovietici, l’estate prima, a calpestare le vie di Mala Strana, a bivaccare sotto il monumento di Jan Huss, a insozzare via Celetna, sì, quella dove passava Kafka per tornare a casa,

Erano tempi difficili.
Praga ne ha vissuti tanti, dai pogrom al ghetto ebraico alle decapitazioni in piazza dopo la battaglia della Montagna Bianca, ma la sua magia era sempre lì, intatta nei suoi vicoli, fra i pinnacoli del suo Castello, nelle botteghe degli alchimisti e dietro le finestre aperte sul suo grande fiume.
Lotte fra Impero e Papato, guerre di religione, perdurare di ordinamenti feudali e sollevazioni popolari, “primavere” e “normalizzazioni”.
Tutto il male e il bene che l’Europa ha vissuto è passato per Praga.

Scriveva nel ’75 Angelo Maria Ripellino, nella sua Praga magica:

” Dopo la Montagna bianca, e sino alla fine della guerra dei trent’anni, le terre ceche vennero taglieggiate da diversi eserciti, che le imbrattarono coi loro stupri.
Soldataglia venuta da varie contrade corseggiò le campagne morave e boeme, uccidendo e predando.
Esasperati dalle scorrerie e dai saccheggi, i contadini impiccavano agli alberi i soldati grassatori: e nelle campagne annerite dagli incendi, tra le fumanti rovine, mercenari pendevano dagli alberi come fantocci.
Praga perdette l’antico splendore di residenza dei sovrani cechi.
Un triste silenzio ingombrò le sue strade di morte.
Il castello dei re boemi restò vuoto e muto, come reliquia di glorie preterite.
Ebbe inizio quel provvisorio, che continua ancora oggi”

La storia di Praga da allora ristagnò …

” …nella lentezza di un’infinita masticazione (quella di Gregorio Samsa che, nella kafkiana Metamorfosi, rumina per ore un boccone tra le mascelle), una sorta di nausea secolare, di catatonia, risvegliata, talvolta, da sobbalzi e da impulsi immediatamente stroncati.
Nelle chiese fastose, nelle stanze ammuffite dei vecchi palazzi ristagna ancor oggi il cordoglio della Finis Bohemiae, l’amaro rancore di una civiltà assiduamente interrotta dalle ingerenze brutali di tracotanti vicini”

E quando arrivarono i carri armati sovietici, “i tracotanti vicini”, la magia sparì come neve al sole.
E non ci furono solo i tracotanti vicini, ogni regime ha i suoi solerti collaborazionisti.

La violenza uccide, ma è il male minore. Il male maggiore è la contaminazione che  devasta le coscienze.
Paura, opportunismo, indifferenza, egoismo.
Il campionario dell’abiezione è vario e sfuma ai bordi, la casistica della vigliaccheria è infinita.
Jan Palach l’hanno ignorato nella stessa Praga.
Ancora dieci anni fa le guide turistiche ne parlavano come di uno squilibrato seguace di strane teosofie orientali che predicavano il rogo purificatore.Agnieszka Holland ha girato per HBO Burning Bush (Roveto ardente), con il sottotitolo Il fuoco di Praga, dedicato alla sua vicenda.
Il 16 gennaio 1969 Jan, studente dell’Accademia di Belle Arti, orfano di padre, famiglia molto modesta, madre e fratello abitanti nei paesi della campagna boema, si cosparse di benzina e bruciò fino a quando qualcuno non riuscì a spegnere le fiamme.
Morì dopo tre giorni di atroce agonia.
Holland inizia da qui ed è un vero choc visivo.
Il lungo docu-fiction, quattro ore di racconto fedele, curato con esattezza filologica, è alieno da tentazioni oleografiche e derive declamatorie.
E’ il primo documento a diffusione internazionale, dunque garantisce la massima visibilità e rende giustizia ad una persona e ad una vicenda su cui troppo si è travisato, ignorato, dimenticato.
Dai fatti dell’agosto 1968, quando i carri armati sovietici entrarono in città, alla fine del processo-farsa con cui il regime rigettò le istanze dei familiari (chiedevano solo pubbliche scuse a chi aveva infangato la memoria del ragazzo, non denaro né altro), Holland ricostruisce  clima storico e dramma famigliare con un solido senso della storia.
I documenti d’epoca integrano la finzione cinematografica, i protagonisti sfilano in un racconto dolente e raccolto, e alla fine torna la domanda, sempre la stessa, quella che ogni volta riappare con la ritualità di un mantra inutile: come è potuto accadere?

Un giorno un ragazzo di 21 anni frequentava l’Accademia di Belle Arti a Praga.
Poi si versò addosso una latta di benzina e bruciò.
Perfino Praga l’ha quasi dimenticato.
Fino a qualche anno fa in Piazza Venceslao c’era una piccola aiuola con la sua foto e qualche fiore.
Oggi è un po’ più curata.
Della tomba chi ne sa qualcosa? La rimosse il regime perché era meta di eccessivi pellegrinaggi e il corpo fu cremato.

(Una curiosità: questo film, scelto per rappresentare la Repubblica Ceca agli Oscar 2014, non è entrato nella cinquina finale in lizza per il miglior film straniero)
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E, per finire, oggi Jan avrebbe 65 anni e leggerebbe con piacere le parole con cui Ripellino chiude il magnifico omaggio alla sua città:

” …Non avrà fine la fascinazione, la vita di Praga. Svaniranno in un baratro i persecutori, i monatti. Ed io forse vi ritornerò.
Certo che vi ritornerò.
In una bettola di Malà Strana , ombre della mia giovinezza, stappate una bottiglia di Mèlnìk.
Andrò a Praga, al cabaret Viola a recitare i miei versi.
Vi porterò i miei nipoti, i miei figli, le donne che ho amato, i miei amici,  i miei genitori risorti, tutti i miei morti.
Praga, non ci daremo per vinti. Fatti forza, resisti.
Non ci resta altro che percorrere insieme il lunghissimo, chapliniano, cammino della speranza”.

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